SFACCETTATURE N° 13
SETTEMBRE 2005.
SOMMARIO:
Sierra Leone : che strada
prendono i diamanti ?
Cresce l’interesse per i
colori fantasia naturali
Diamanti Sintetici :
certificarli o non certificarli? Atto II°
Angola : ritorno alla
normalità
Diamanti sintetici
“coltivati” ? Nein!!
Diamanti sintetici CVD da
300 carati : “se voi suonerete le vostre trombe...
Diamanti “Carnegie” :
dettagli tecnici
Diamanti “Alberta” : c’è
qualcosa di strano
Botswana : il destino si
chiama diamante
Venezia : riconoscimento
postumo
Il più gran diamante
rosa-porpora
Diamanti rossi e rosa : fino
a quando?
Madagascar : porte aperte
all’esportazione di pietre
Località gemmifere
dell’Africa Orientale
Smeraldi dello Zimbabwe,
addio?
Forte è la domanda (per i rubini privi di trattamento)
Pietre trattate : al vostro
posto, nei listini-prezzo!
Rubini con riempiente
vetroso nelle fratture, ma anche trattati termicamente
Turchese : domanda in
aumento dappertutto, ma occhio alle (belle) imitazioni !
Peshawar, Pakistan : nuova
capitale della Kunzite
Trattamento TCF su pietre di
colore naturali e sintetiche
Un cristallo fonde o si
scioglie ?
Perle indonesiane : notizie
flash
Perle cinesi d’acqua dolce
in crescita
Perle nere di Tahiti :
opportunità indiane
Visore IGI per marchiatura della tavola a raggi ionici
Laboratorio I.G.I.
(International Gemological Institute) ad Hong Kong.
Certificato I.G.I.
(International Gemological Institute) “Natural Color Diamond Report”
Diamanti di color fantasia :
fama, fortuna e colore
Alternative più a portata di
mano
Decisamente “in” : pietre
traslucide ed opache nei colori pastello
Rubino birmano a prezzo
record
a cura di Luigi
Costantini
Stando al Ministro delle Risorse
Minerarie ( Mineral Resources ) di quel Paese africano, Mr. Alhaji Mohammed
Deen, il 90%-95% delle esportazioni di grezzo prende la via del Belgio, ed un
5%-8% quella che porta a Ramat Gan, Israele. Ciò che il Ministro auspica, per
il futuro prossimo venturo, è una radicale trasfigurazione delle percentuali. E come ? Offrendo, ad
investitori israeliani del settore , interessanti e varie proposte, tra cui
spiccano operazioni integrate nell’estrazione e nella commercializzazione, joint
ventures nell’impiantistica del taglio e via discorrendo. Il tutto a
miglior beneficio del Paese. A detta del Ministro, infatti : .. “gli
investitori, di ritorno, avranno la soddisfazione di ridurre il livello di povertà della Sierra Leone, oltre che
l’aver accesso ai suoi diamanti, che son tra i migliori al mondo...” Pure noi
ci auguriamo che sia proprio così, sebben ci trafigga la mente un atroce
dubbio, e cioè che siano anche altre le soddisfazioni che gl’investitori
s’attendono...
LC / JNA 06-05
Per lo meno negli Stati Uniti, e se è vero che tutte le tendenze di quel Paese prima o poi si riverberano al di qua dell’Atlantico, teniamoci pronti. Così stanno ad indicare delle rilevazioni statistiche, secondo le quali il 58,8% degli intervistati ha manifestato un più o meno marcato interesse per questa tipologia di diamante. Il mercato del colore fantasia, anche negli USA, è un mercato vergine. E se lo è lì...
LC / JNA 06-05
Dice no anche la Diamond Trading Company (DTC) : certificarli, come si fa con i diamanti naturali, ed utilizzando la stessa nomenclatura, susciterebbe confusione notevole nel consumatore. Nulla osta a che i vari laboratori possano rilasciare una certificazione attestante specie varietà ed origine (sintetica) del materiale in questione. Diverso è il caso per tutti gli altri parametri qualitativi, che indurrebbero ad erronee interpretazioni il non addetto ai lavori. Ed in tempi di crisi e di crisi di fiducia da parte del consumatore, buttare benzina sul fuoco non è proprio il caso...
LC / JNA 01-05
Dopo decenni di rivolgimenti interni (per usare un eufemismo), il Paese pare incanalarsi nell’alveo della stabilità : lo dicono i 4.887 trafficanti di diamanti illegali e contrabbandieri vari espulsi dal contesto; la produzione legale che tende, per il 2005, a raggiungere i 10 milioni di carati, dai 6 milioni del 2003; l’apertura, da parte della Sodiam - braccio commerciale della statale Endiama, ente statale preposto al settore diamanti – d’un ufficio di rappresentanza ad Anversa, in una joint venture con la Lazare Kaplan International. Se le cose stan così, significa che si fa affidamento su un flusso costante e ben quantificabile di materiale. Significa che la situazione è finalmente sotto controllo. Chi ha prosperato agendo nell’ombra, deve cambiare territorio di caccia.
LC / JNA 01-05
Così è stato chiuso un caso sollevato in Germania dall’Ufficio Centrale di Controllo per la Concorrenza Sleale, avverso il distributore tedesco della Gemesis Corporation, produttore statunitense di diamante sintetico. Il termine “diamante coltivato”, ha sentenziato il giudice del tribunale di competenza, è fuorviante e non può quindi trovar applicazione. Il modo corretto di pubblicizzare questo tipo di materiale è quello in cui esplicitamente ci si riferisca ai termini “sintetico” o “artificiale” quali attributi qualificativi da far precedere al termine diamante. Ciò, in quanto la produzione del diamante sintetico non avviene in seguito ad un processo di coltivazione, bensì ad uno di sintesi. Chi gongola è il CIBJO, sul cui “Blue Book” (insieme di normative sul diamante promosse da quell’organismo internazionale) il giudice tedesco ha fatto aggio nell’emettere la propria sentenza, anche perché questa potrebbe divenire in futuro un punto di riferimento per legislatori od altri custodi dei codici in altri Paesi dell’Unione Europea. Chi invece contento non è, è il distributore germanico, sulla cui testa pende la spada di Damocle d’una multa di 250.000 euro per ogni futura infrazione all’ingiunzione.
LC / JNA 01-05 / JCK 01-05
noi suoneremo le nostre campane”. Eh sì, perché mo’ ci si mettono tutti con le sparate. Pure il Geophysical Laboratory della Carnegie Institution di Washington, i cui scienziati annunciano urbi et orbi d’aver messo a punto una spettacolare variante del metodo correntemente in uso presso la Apollo di Boston (metodo d’accrescimento detto a deposizione da vapore di carbonio),capace d’ottenere campioni incolori (da gemma) di 2,5 mm d’altezza in un giorno, e quindi il traguardo non impossibile dei pezzi da 300 carati, volendo. Volendo. E potendo, visti i problemi incontrati per assicurare uno straccio di produzione costante. Un conto sono le sperimentazioni da laboratorio, una tantum, e un conto le produzioni significative su scala industriale. Già è un problema, col metodo CVD, riuscire ad avere pietre incolori : la maggior parte di quel che si ottiene dà sul marron, l’incolore risulta estremamente costoso da conseguirsi, ed in ogni caso è di piccola pezzatura; diamanti di grosse dimensioni, incolori e per di più puri rimangono al momento al livello di sfida, di “berretto lanciato oltre l’ostacolo”. Quando vedremo apparire anche di questi campioni, in congrua, allarmante quantità, allora e solo allora cominceremo a preoccuparci.
LC / JCKe 5.20.05
Son sempre quelli di cui sopra. Chiamiamoli così, per il momento, anche perché le tecniche messe a punto dai ricercatori del laboratorio di geofisica di quell’istituzione differiscono alquanto dal “tradizionale” metodo CVD. Sulle prime, un anno fa, parve chiaro a quegli scienziati che le pietre ottenute con quel procedimento, sottoposte ( per 10 minuti) a trattamento HPHT (T = 2000 °C e P = 50.000-70.000 atmosfere), si tempravano a tutti gli effetti, riportando non solo migliorie dal punto di vista ottico, ma anche sul fronte della durezza (addirittura un 50% più dure, al taglio, dei normali diamanti). Buone nuove, quest’ultime, per le utilizzazioni in campo industriale. Ora, con l’introduzione delle nuove tecniche “Carnegie”, è possibile la produzione di diamanti trasparenti impiegando una metodica CVD senza l’apporto della ricottura HPHT. Inoltre :
(ovvero 2,4mm/24 ore), con punte di 300 micron all’ora
LC / RL 18.05.05
Alberta è quella regione del Canada ove si son rinvenuti questi diamantini d’un millimetro di diametro. Tutto bene, se servissero, com’è d’uso, da indicatori per future altre e più importanti giaciture. Quel che non torna invece, nei conti , è il seguente :
Che è successo ?
LC / RL 18.05.05
Che sarebbe, di questo Paese africano, senza i diamanti ? Con il suo milione e mezzo di abitanti disseminati in 582 mila Km quadrati costituiti per lo più da deserto del Kalahari, paludi dell’Okavango e savana boscosa (bush), il destino sarebbe miserello assai. Invece no : l’arido Paese continentale africano a clima sub-desertico fornisce ben il 25%, in valore , dell’intera produzione mondiale di diamanti; fornisce, dalle sue quattro miniere, qualcosa come 31 milioni di ton. di materiale (nel 2004), ovvero ben il 70% in volume dell’intera produzione della De Beers; provvede, con i proventi di queste ricchezze minerarie, a garantire un prodotto nazionale lordo per abitante di 3000 e rotti dollari (quasi quanto il Sud Africa), ad assicurare la metà delle entrate dello stato, metà del prodotto nazionale lordo nonché la maggior parte delle entrate derivanti dall’esportazione. Trovatemi voi un altro Paese africano sub-sahariano, oltre ai due menzionati, con PNL simile. E ti credo che il Botswana ha sottoscritto con la De Beers – senza tanti squilli di fanfara – un rinnovo di leasing, per le quattro miniere, di 25 anni, mettendosi così in saccoccia la non trascurabile sommetta di 113,5 milioni di dollari all’anno per il prossimo quarto di secolo!
LC / JNA JCK 02-05 – JCK 3.4.05
Da parte della Diamond Trading Company, che vi ha ospitato, qualche mese fa, la première del suo evento mediatico intitolato “ Diamanti : miracolo della natura”. In onore della città che dette i natali alle moderne tecniche di taglio (vedi Vincenzo Peruzzi e compagnia di diamantari veneziani del tempo che fu). Fa piacere, fa piacere. Alla faccia di chi si sbraccia a voler cancellare il nome di Peruzzi non solo dalla storia del taglio, ma anche dagli annali storici, del diamante.
LC / JCK 02-05
E’ quello che, secondo la documentazione della Sotheby’s , è stato posto all’asta a Ginevra il 18 maggio scorso : 28 carati, 7 milioni di dollari. Che nocciolina!
LC / JCKe 5.11.2005.
Fino a quando queste magnificenze della natura leniranno, come balsamo, le pupille nostre, se la miniera “a cielo aperto” di Argyle, Australia, chiuderà nel 2007 o nel 2008 ?
LC / JCK 02.05
a cura di Luigi
Costantini e Francesco Natale
Si chiama Tanzaniteone Ltd, e, sulla scia della De Beers :
Impressionante. Tre lotti all’anno, tre anni di fornitura, sei grandi compratori, sette criteri d’accettazione : tre e tre fanno sei, un altro sei tondo tondo ed un sette che è pure un numero sacro (stando a chi se ne intende). Se fossi napoletano, in attesa del gran finale di tutta questa operazione, mi precipiterei al più vicino bagarino del lotto a giocarmeli tutti, ‘sti numeri.
LC / JNA 06-05
Scusate, amici : ritornate cortesemente al numero 12 di “Sfaccettature”, pagina 11, colonna di sinistra in fondo. Vi si parla del rubino “Nyala” del Malawi. Mi lamentavo delle poche indicazioni circa la localizzazione geografica della miniera. Bene, nulla di più vi posso dire, se non che è ora apparsa all’orizzonte una nuova miniera, stavolta di zaffiri, localizzata nel Paese medesimo, denominata “Nyala” pur’ essa, nessun accenno ai rubini di cui in precedenza, ma a zaffiri :
Dopodiché, tutto quel che arguisco è che una società americana, la Columbia Gem House Inc. ha formato una joint venture con la miniera malawiana, sia per l’estrazione che per la commercializzazione. Se poi si tratti della stessa miniera del rubino, lo si può supporre per intuizione, presumo; dove si situi il maledetto deposito, alla prossima occasione, spero.
LC / JNA 06-05
Ogni tanto, anche una buona, di nuova. Se prima del 18 Febbraio 2005 l’acquisto e l’esportazione di pietre dal Madagascar da parte d’uno straniero era operazione a tutti gli effetti illegale, a meno che questi non avesse preventivamente provveduto a costituire in loco una società con tutti i crismi, ora le cose son cambiate (per il meglio). Basta :
A questo punto la merce vien sigillata e l’operatore può lasciare il Paese.
Contenti, adesso ? Niente più attendere due anni per mettere in piedi una ditta in Madagascar, onde poter operare legalmente. Niente più ricorrere a vie traverse, con tutti i rischi, gl’inconvenienti e le incertezze del caso, per potersi portar fuori un po’ di roba, se la ditta in Madagascar uno non ce l’ha. Ci s’arrangia lo stesso, uno dice. Per niente, a fronte dei 10 milioni di dollari all’anno di pietre esportate legalmente, non ve n’erano 100, di milioni di dollari, esportati illegalmente! In qualche maniera sarà pure uscita, ‘sta roba, non è vero? La nuova amministrazione malgascia s’è accorta dell’inghippo ed è corsa ai ripari. Si spera così di ridurre la corruzione ed il contrabbando, incrementare il gettito fiscale e l’esportazione legale. Meglio tardi che mai! A chi però dovesse operare in maniera continuativa e costante, è vivamente consigliato, comunque, di far società: un apposito speciale ufficio governativo in due giorni vi metterà in piedi la baracca, una volta che tutte le carte saranno in regola.
LC / JNA 04-05
Per i soliti Indiana Jones che vi si vogliono fiondare , ricapitolando :
D . Granato grossularia verde :
In Tanzania esistono altre 200 località con cosine interessanti ascose in grembo. Procuratevi le mappe, abbondanti dosi di clorochina o quel che l’industria farmaceutica abbia ad offrir di meglio per stecchire quelle malefiche zanzare anofeli, e partite. Andate avanti voi, che a noi scappa da ridere, come nella famosa barzelletta (capirai, dopo 15 anni d’Africa ...)
LC / JNA 04-05
A prosieguo di quanto sopra esposto, relativamente alla Tanzania, val forse la pena d’aggiungere che :
Tanto dovevo.
LC / JNA 01-05 JCK 02-05
Se Iddio ci avesse preservato qualche campione di tanzanite col suo bravo colore naturale, lo potreste verificare semplicemente col dicroscopio (meglio se a filtro polarizzatore di calcite), osservandone i tre colori pleocroici : porpora, blu e giallo brunastro-verdastro. Esaminate la pietra :
Il test risulta sicuro al 90%.Se vorreste il 100% di certezza, dovreste rivolgervi ad un laboratorio che disponga di uno spettroscopio capace d’esaminare l’assorbimento agli UV ed allo spettro del visibile: la zoisite tanzanite di colorazione naturale risulta opaca agli UV; quella che ha subito trattamento termico esibirà una finestrella, alla trasmissione UV.
Peccato, ad ogni modo, che sia ben il 99,99% delle tanzaniti in circolazione la percentuale di quelle trattate. A questo punto...
LC / JCK 02-05
Se si concretizzano le intenzioni del suo Presidente Robert Mugabe, non si sa quanto terrà la produzione di quel Paese dell’Africa Australe, un tempo noto anche come Rhodesia. Sarà interessante vedere come rimarranno in piedi le miniere (tutte le miniere, anche quelle di oro, platino, nickel, rame e carbone) allorché il nostro riuscirà nel suo intento di far trasferire in mano pubblica (leggi governo) il 50% dell’azionariato. E come sarà il trasferimento ? Forzato, come la redistribuzione delle terre, o a carico delle già esauste casse dello stato? Ma se l’economia è già da anni collassata, se ci son problemi a reperire anche la benzina o la coca-cola, se l’industria del tabacco – una delle prime al mondo, un tempo – è andata a ramengo, se da esportatore netto di cereali il Paese s’è ridotto ai tiramenti di cinghia anche per il consumo interno, se i proventi della vendita dell’industria mineraria son rimasti gli unici pilastri nella bilancia dei pagamenti, dove s’andrà a finire ?
LC / JCK 01-05
Eh sì, ci voleva proprio. Ci voleva proprio che l’ultimo trattamento dell’infinita serie (il riempimento con vetro al piombo) scatenasse una rivolta. E così, ora, neanche più i termotrattati vogliono, per non parlare dei termo-diffusi, che Dio ce ne scampi e liberi. Questo è successo a Tucson, nel febbraio scorso. Chi si vedeva offrire rubini a 300-500 dollari, rinculava, annusando un qualche genere di trattamento. Chi offriva pietre da 4-5 carati a 5.000-25.000 dollari per carato, s’è visto preso di mira da un elevato interesse. La richiesta è definitivamente andata per pietre di ottima qualità, senza trattamento di sorta. Buon segno, buon segno. Finalmente si ripudia tutto questo baillame che male ne ha fatto abbastanza, negli ultimi anni, tra crisi di fiducia ingenerata nel consumatore ed abusi à gogo. E poi ci si lamenta che le pietre colorate non vanno. E si dà tutta la colpa all’11 settembre, all’euro, al governo ladro, ai tango bonds e chi più ne ha più ne metta...
LC / JNA 04-05
Parola di Richard Drucker, editore del periodico finanziario The Guide. Nel corso d’una conferenza tenutasi in occasione della Fiera di Las Vegas, versione giugno 2005, Drucker ha così delineato i concetti informatori che ispireranno la condotta della propria pubblicazione:
Premesso :
Tutto ciò premesso e considerato :
a. Pietre che hanno subìto trattamenti con metodi “tradizionali”, quali :
il normale termotrattamento per il rubino e lo zaffiro o il riempimento con olio di cedro per lo smeraldo
b. Pietre che sono state assoggettate a trattamenti “inaccettabili”, quali : la termodiffusione e la diffusione reticolare per il rubino; il trattamento al berillio per gli zaffiri rosa, arancione, gialli e padparadscha ; il riempimento dello smeraldo con resine indurenti instabili
c. Pietre non trattate e di colorazione naturale
E da dove scaturisce la necessità del distinguo, si chiede Drucker ?
Dal fatto che in futuro le gemme subiranno tali e tante alterazioni da venir quasi snaturate. Sommando, a questo, il fatto che la richiesta per gemme naturali e non trattate rimarrà elevata e che – data la loro scarsità – i relativi prezzi continueranno ad aumentare, si può ben capire – dice Drucker – come il distinguo sia, oltre che indispensabile, doveroso.
LC / JCKe 6.4.2005.
Redassi una “pillola”, nel numero precedente, dall’accattivante (in quanto trattava di rubini non trattati) titolo “ Rubini non trattati termicamente ma con riempiente vetroso nelle fratture”. Eccoci serviti. Sono anche termotrattati, i nostri rubini. Ma a temperature inferiori a quelle adottate per gli altri tipi di riempimento a base vetrosa. Col risultato d’evitare la fusione dei cristalli aciculari di rutilo costituenti la famosa “seta”. La seta rimane inviolata, e noi basiti. E se non fosse per quelle strane bolle e quegli inusuali e marcati “effetti flash” blu-porpora, troppo pacchianamente evidenti e risolutivi, cadremmo dritti dritti nel tranello. Grazie, sora bolla e frate “effetto flash”, per lo ke ne dai sustentamento et consolatione. Inoltre, c’è da dire :
LC / JNA 03-05
Capita. Con la richiesta in ripresa che c’è, che ti rifilino della dolomite o della magnesite ben tinta spacciandotela per turchese stabilizzato, non è ipotesi da scartare. Il primo segnale, anche se solo indiziario e non certo risolutivo : il prezzo troppo accattivante.
LC / JNA 01-05
Se vi titillano quelle vivide tinte di rosa pastello dal pallidino all’intenso porpora fin quasi all’ametistino, allora la kunzite è proprio quello che fa per voi. Ma non una kunzite qualsiasi : quella che viene dall’Afghanistan e di cui s’è diffusa la mania, come una moda. Peshawar sembra diventata la capitale mondiale della kunzite, di questi giorni. Persino dal Brasile accorrono per comprarla, il che è tutto dire. Evidentemente ai patiti della kunzite frega un bel niente che Peshawar sia il terminale del fondamentalismo islamico più sfrenato, quello che trae linfa dalle limitrofe inaccessibili vallate a cavallo tra il Pakistan e l’Afghanistan ove trovano rifugio Bin Laden ed i suoi seguaci talebani, ove s’inaugurò la sagra dei tagliateste (caso Pearl insegna) e via elencando. Kunzite über alles, ad 8-60 dollari al carato, situandosi tra i 10 ed i 20 dollari il materiale che va via di più, e nessuna preoccupazione per il resto. Evidentemente, se porti soldi, anche le più spinose questioni religiose passano in secondo piano, ovvero pecunia non olet!
LC/JNA 01-05
Tiè, fa pure rima. L’argomento comunque interesserà senz’altro chi ha un occhio di riguardo per il mercato giapponese e statunitense, ma vedi mai che il trend non attecchisca pure da noi, se è vero che sulla piazza di Hong Kong sono arrivate grosse partite di quest’opale privo sì di giochi di colore, ma dalle inusuali tinte di blu chiaro – azzurro - (dall’azzurro del turchese a quello del calcedonio azzurro) , blu-verde (similare a quello della tormalina Paraìba) e rosa, traslucido per lo più, d’uno solo di questi colori alla volta, con l’azzurro come favorito e più ricercato. Nulla di nuovo sotto il sole Già nel 1998 erano pervenute su piazza, dal Perù, partite di questo materiale. L’accoglienza non fu calorosa. Si diceva che il colore non fosse stabile e che col tempo tendesse a sbiadire. Che ciò fosse dovuto ad un contenuto d’acqua troppo elevato. Un laboratorio giapponese s’è incaricato ora d’effettuare delle analisi, da cui risulta che l’opale peruviano è stabile. Fatto è – siamo sempre sul si dice – che pure Tiffany stia meditando d’aprire una linea di gioielleria con l’opale del Perù, che più lo mandi giù e più ti tira su.
LC / JNA 01-05
Nessun ritrovamento, solo una tendenza di mercato. In cerca dell’inusuale, anche questa nuova pietra dallo Zaire, con i suoi vivi arancione e rosso-arancione, fa brodo, è proprio il caso di dirlo. Valgano, per questo termine intermedio tra l’oligoclasio e la labradorite del gruppo dei feldspati, le stesse considerazioni fatte per l’opale peruviano. Se vi attrae (o se ritenete necessario, di questi tempi) cavalcare l’onda dell’inusuale, dell’originale e della novità, non buttate nel cestino la notiziola...
LC / JNA 01-05
TCF : il solito acronimo, dalle iniziali di Thermal Colour Fusion, locuzione che non abbisogna di traduzione alcuna per far rizzare orecchie e peluria varia a chi si trova sempre in allerta stabile e permanente per nuove diavolerie. Stabile e permanente lo è sì, questo speciale trattamento termo-chimico brevettato in Austria che trova applicazione nelle colorazioni indotte del topazio – per le tinte arancione brillante, rosa, blu verdastro e bruno giallastro – e della zirconia cubica – per un colore artisticamente descritto come “blu artico” o “ blu ghiaccio”. Ci si affanna ad assicurare che :
Pertanto, se andate in fregola per la zirconia cubica “arctic blu” o per il topazio “amico dell’ambiente”, fatevi sotto e reclamate a gran voce la vostra parte di TCF (van così di moda gli acronimi e fan così “fino”) !
LC / JNA 06-05
Anche nella lingua inglese s’attizzano, di tanto in tanto, diatribe semantiche del tipo descritto (nel caso specifico, melting o dissolving ?). Interessante, per i risvolti prettamente scientifici, la soluzione. I due termini non si possono impiegare come sinonimi, intercambiabilmente, in quanto :
LC / JCK 02.05
a cura di Luigi
Costantini
Le perle di Tahiti, pare. Dopo una campagna promozionale iniziata circa tre anni fa e condotta, nel Paese dei cedri, dalla GIE Perles de Tahiti, non c’è vip femmina o femmina vip che colà si faccia vedere in giro senza cotal perla (o perle). Come dire : nell’alta società libanese va forte, come cocktail, la cedrata con le olive nere.
LC / JNA 06-05
Questo è tutto, per il momento.
LC / JNA 04-05
In crescita per diametro : la normalità dimensionale ora è quella di 8-9 mm, con i 10- 11mm sempre più presenti.
In crescita per quantità prodotta : del 30% nel 2004, rispetto al 2003
In crescita per consumi interni cinesi
In crescita per tutto, anche se per il 2005 si prevedono quantità e prezzi stabilizzati
LC / JNA 04-05
Grandi, a detta della GIE Perles de Tahiti, secondo cui la crescita del segmento giovanile della popolazione – sempre più attenta al fenomeno moda – e la crescita del relativo potere d’acquisto, fa dell’India un mercato dalle enormi potenzialità per la perla nera. Sia per la perfetta combinata colore / tipo d’incarnato, sia per l’assenza d’una qualsiasi produzione locale che in qualche modo possa svolgere funzione concorrenziale, com’è il caso della Cina con le sue akoya d’acqua salata e le sue perle d’acqua dolce nucleate o meno.
LC / JNA 01-05
cura di Luigi
Costantini
Presentato ufficialmente dall’IGI di Anversa in occasione della Fiera di Las Vegas dello scorso giugno, il dispositivo consente una facile visualizzazione della marchiatura di cui sopra.
Diavolo d’un IGI ! T’è andato ad aprire un nuovo laboratorio anche tra i grattacieli di quella megalopoli cinese, nel novembre scorso. Equipaggiato , oltre che della normale pletora di strumenti gemmologici, anche di :
La gamma di servizi offerti dall’I.G.I. è quella standard dell’Istituto. Auguroni, quindi, al direttore Marc Browner, di buon lavoro e buona permanenza colà.
LC / JNA 01-05
In cui il colore naturale della pietra vien descritto impiegando termini standard facenti parte del comune lessico in uso nel settore della gioielleria e della moda, talché anche il comune mortale possa essere in grado di recepirli. La classificazione vien eseguita ricorrendo o ad una serie di pietre colorate di paragone o ad una serie di campioni di paragone di Munsell. L’origine del colore viene determinata da esperto gemmologo con apposito spettrofotometro. La presentazione ufficiale del nuovo certificato ha avuto luogo nel corso della recente Fiera di Las Vegas, agli inizi dello scorso giugno.
LC / JCKe 5.28.05
a cura di Luigi
Costantini e Claudio Russo
Avresti detto che fosse eterno, tanto s’era abituati a leggerlo e a vederlo presente ovunque, nei periodici come nei convegni gemmologici. E invece anche Edward Gübelin ci ha mollati, alla veneranda età di 91 anni, nel marzo scorso. Le tracce che ha lasciato dietro di sé non saran dimenticate e fanno già storia, nel nostro campo : basti ricordare il suo monumentale Photoatlas of Inclusions in Gemstones scritto a quattro mani con John Koivula, tanto per citare.
LC / JCKe 3.17.05
Il nome a pochi dirà qualcosa : Henry Grossbard. Ma fu l’inventore del taglio radiant, che tanto gaudio apportò ed apporta all’occhio di molti (molte), in ispecie coi diamanti fancy colour. A 79 anni, nell’aprile scorso, il povero vecchio è finito sotto le ruote d’un pirata della strada del New Jersey, dove cercava di godersi ‘sti quattro anni che restano. Non si può proprio vivere in pace, a questo mondo...
LC / JCKe 4.28.05
Riceviamo, da parte del
direttore dei laboratori I.G.I. (International Gemological Institute) di Hong
Kong, Marc Brauner, il testo d’un suo intervento pubblico colà recentemente
condotto. Ritenendo che il materiale informativo in esso contenuto possa
risultare utile a qualcuno per similari esperienze, specialmente se rivolte al
più largo pubblico, ne riportiamo la traduzione fatta da LC.
Saranno in molti a dirvi che i diamanti di maggior pregio son quelli incolori o quasi incolori : meno è il colore presente e più elevato è il valore della pietra. Ciò risulta vero solo in parte, per quanto intrigante possa apparire ai vostri occhi quest’affermazione.
Diversamente da pietre come zaffiro, tormalina e granato – che son note per la loro variegata gamma di colori – il diamante è la sola gemma che si rinviene in tutti e dodici i colori di base, segnatamente il rosa, il rosso, l’arancione, il marrone, il giallo, l’oliva, il verde, il blu, il porpora, il grigio, il nero ed il bianco. In base all’intensità delle summenzionate tinte, alcuni dei diamanti che le presentano ricadono nella categoria dei “Fancy Colours” o “Colori Fantasia”.
La maggior parte dei clienti finali è al corrente dei parametri qualitativi – le quattro C, purezza colore taglio e peso (massa) – che determinano il valore d’un diamante, e ne conosce le implicazioni. Nel caso delle pietre di color fantasia, il colore è di gran lunga il più importante tra i fattori qualitativi. Il taglio ed il peso non hanno la valenza che avrebbero nel caso di pietre incolori (bianche).
In effetti, per i fancies, più colore significa più valore. Un diamante d’un rosa intenso o d’un blu intenso, fantasia, può pure presentare all’osservazione inclusioni che ne determinano un certo grado di purezza, e nondimeno valere decine di migliaia se non centinaia di migliaia di dollari al carato. Non v’è diamante incolore o quasi incolore che, con inclusioni visibili, possa mai neanche avvicinarsi a cifre del genere. La ragione ? Risiede nel fattore rarità. La rarità dei diamanti di color fantasia. In effetti, pietre di color rosso porpora o verde naturale, pur anche di piccole dimensioni, presentano cartellini dai mastodontici prezzi, semplicemente in ragione della propria rarità.
I dati seguenti renderanno il concetto più comprensibile. Per rinvenire un carato di diamante grezzo di qualità gemmifera che poi mediamente risulti in un mezzo carato di pietra tagliata, è necessario – nel corso delle operazioni d’estrazione – setacciare più di cinque tonnellate di roccia, terra o ghiaia. Le pietre di color fantasia rappresentano, nella produzione totale, una percentuale pari ad uno o due carati ogni 3.000 carati estratti di qualità gemmifera. L’85% dei fantasia, poi, sono bruni o gialli o miscelazione di queste tinte, oppure arancioni. E’ solo il resto che è di colore rosso, rosa o blu e che pertanto giustifica prezzi al carato superiori a quelli di qualsiasi altra gemma, ivi inclusi smeraldo rubino e zaffiro. Per dirla tutta, nel 1987, ad esempio, si raggiunse ad un’asta della Christie’s di New York la cifra record di 900.000 dollari per un diamante rosso-porpora appena al di sotto d’un carato. E’ doveroso precisare comunque che non ci son più di 15 pietre in tutto, al mondo, di questo rosso molto intenso, il che le pone in vetta alle rarità da collezione, ovviamente.
Fu durante gli ultimi anni ’60 ed i primi anni ’70 del secolo scorso che le sbalorditive e senza eguali tinte dei diamanti fantasia suscitarono un subitaneo interesse. Balzarono alle vette della celebrità con le aste da favola della Christie’s e della Sotheby’s, e ciò che ne risultò fu il considerevole aumento di prezzo registrato negli ultimi trent’anni. Alcune tinte, in particolar modo le rosa e le blu, han conosciuto – dai primi anni ’70 – degli incrementi di 30-40 volte tanto.
I diamanti presentano tutte le colorazioni dell’arcobaleno, dal rosso al viola-porpora. Certi colori si pongono in stretta correlazione con le località geografiche di provenienza : dalle miniere africane proviene la maggior parte delle pietre nella gamma del giallo, ad esempio; il Congo dà campioni di colore giallo e bruno-arancione; dalla Sierra Leone e dall’Angola si hanno pietre prevalentemente gialle; il Sud Africa è noto per la sua produzione di rosa, blu e giallo, mentre originano dalla Repubblica Centro-Africana quelle favolose misture di verde-giallo e verde-marrone, quest’ ultime con colori cosiddetti “elettrici”. Non si tralascino le colorazioni rosa e marrone della famosa miniera australiana di Argyle e quelle dal giallo al verde al blu ed al rosa dei giacimenti brasiliani.
I colori fantasia vengono descritti nella maniera più semplice possibile, conformemente a parametri internazionalmente accettati, in base a tinta, tonalità e saturazione; laddove per tinta s’intende, del colore, l’attributo – quale il rosso, il giallo od il blu - , per tonalità s’intende la relativa luminosità od opacità del colore, e per saturazione s’intende l’intensità del colore. Molto spesso, tuttavia, s’incontrano delle difficoltà nel descrivere il colore, specialmente allorché v’è presente una tinta secondaria o pure un terza tinta, note come tinte modificatrici. In casi di tal fatta, il colore predominante s’esprime sotto forma di sostantivo seguito dalla denominazione in forma aggettivale del colore modificatore, come ad esempio nella dicitura “rosa-brunastro”. Allorché ambedue le tinte son presenti nella pietra in maniera paritaria, il colore s’esprime facendo uso di due sostantivi, com’è il caso della dicitura “arancione-giallo”.
Nella gamma del giallo, le tinte possono variare dal giallo aranciato al giallo brunastro. Il rosa spazia dal rosa purpureo al rosa aranciato, mentre il blu varia dal blu grigiastro al blu verdastro.
In alcuni casi, la presenza d’un colore secondario può incrementare il valore della pietra, come nel caso del diamante rosa purpureo, dove il porpora considerevolmente intensifica il rosa. È interessante notare come nei diamanti bruni vi sia un bel numero di varietà riferite a tonalità, saturazioni e presenza o meno di modificatori. Prova ne siano i termini, ad esempio, di bruno rosato, bruno giallastro, bruno aranciato o bruno verdastro.
Avvincente è il caso del fancy cosiddetto Camaleonte, che esibisce la rara proprietà del ripetuto cambiamento di colore, di qui il nome. Il cambiamento di colore si manifesta allorché il diamante vien riscaldato o tenuto per lungo tempo in un ambiente assai oscuro. Il più comune diamante Camaleonte presenta un colore giallo verdastro, talvolta denominato colore oliva.
Nel caso il diamante di color fantasia naturale risultasse al di sopra del tetto vostro di spesa, potreste prendere in considerazione altre interessanti e più economiche opzioni. Si tratta di pietre i cui colori son sì notevolmente percettibili, ma troppo chiari per essere propriamente definiti fancies. Perlopiù denominati Capes, nella maggior parte dei casi vanno dal giallo chiaro al marrone chiaro, e sono e son stati spesso sottovalutati. Sebbene meno desiderabili dei fancies e molto meno cari dei cosiddetti bianchi, spesso i Capes evidenziano fuoco e scintillio ineguagliabili, dal momento che quasi sempre vengon tagliati con la massima possibile precisione. Ciò dovuto al fatto che, essendo i Capes già in partenza più a buon prezzo, il tagliatore non si cura granché d’ottenere meno resa dal grezzo, tagliando pertanto queste pietre secondo parametri che risultano essere ottimali ai fini della resa di luce.
L’essere umano inevitabilmente tende ad associare i colori del diamante con le proprie emozioni. Più d’ogni altra gemma, pertanto, il diamante fancy si presta a soddisfare le umane esigenze d’espressione del colore in ogni sfumatura dell’arcobaleno.
Marc Brauner
a cura di Luigi
Costantini
Specialmente nelle sfumature del blu, com’è il caso del turchese e del calcedonio azzurro, e del rosa, vedi ad esempio corallo ed opale rosa. In forte ripresa conchiglia e madreperla Bene anche altri colori sul tenue, basta che s’attaglino alla moda in corso, stili sull’ “etnico” e sul “safari look”, nella fattispecie. Bene le mescolature di colori, strabene le forme a pepita, sferiche o sferoidali, in braccialetti, pendenti et similia. Meno bene, come al solito, i prezzi. Basta che vi sia una domanda per qualcosa, che subito i prezzi schizzano all’insù. Ma ti pareva : aumento per il turchese (o la turchese ?) nelle migliori qualità e nelle pezzature più grosse; aumenti dal 5 al 10% per la madreperla; aumenti anche fino al 20% per l’opale rosa ed i quarzi azzurri. Ma si può ?
LC / JNA 06-05
È l’eccezionale esemplare da 8,01 ct accompagnato da certificato Gübelin attestantene l’origine naturale e geografica, oltre che la naturalità del colore, che s’è aggiudicato la stratosferica battuta finale di 274.656 dollari al carato, per un totale di 2,2 milioni di dollari. L’asta era della Christie’s di New York. La cifra sconvolgente è stata giustificata dall’estrema rarità – per dimensione, colore ed assenza di trattamento – di campioni del genere.
LC / JNA 06-05
Uno, sulle prime, si chiede : dove ha aperto Damiani una delle sue boutiques? All’Hotel Dostyk di Almaty, in Kazakhistan? Mammasanta! Poi uno legge - da qualche altra parte - che , sì, il settore primario dell’economia di quel Paese è costituito da agricoltura ed allevamento e che il PNL pro-capite s’aggira sui 1400 dollari, ma che il sottosuolo è ricchissimo di petrolio, gas naturale e carbone. Tanto che le riserve di petrolio paiono superare quelle di Arabia Saudita, Iraq ed Iran messi insieme. Se questo corrisponde al vero, alla Damiani sì che pensano alla grande proiettati nel futuro!
LC / JCKe 3.10.05