SFACCETTATURE N° 8
SOMMARIO:
DIAMANTE
Grado di purezza SI3 : sì o
no ?
Fluorescenza nel diamante :
fatti e misfatti
Fluorescenza nel diamante :
fatti e misfatti
Zvi Yehuda
Diamanti
trattati col metodo HPHT : fatti e misfatti
Diamante sintetico giallo a
profusione
GEMME
DI COLORE
Zaffiri “Padparadsha” :
puntini sugli ‘i’
Tormalina Paraíba fino alla
nausea
Strozzamenti malgasci
Noterelle sul Crisoprasio
Altro opale sintetico
giapponese
PERLE
False “perle rosa” di
Strombus ( Conch pearls)
Perle Akoya cinesi : fatti e
misfatti
Perle Akoya cinesi : fatti
misfatti
L’
ANGOLO DEL LETTORE
Il taglio “Amsterdam”, il
gioielliere ed il consumatore : pro e contro.Invito al dibattito
MUSEI-MOSTRE
Ricorderete. Ne
parlammo nel numero 05 di Sfaccettature.
Era il Gennaio del 2001.
Da allora, ben
poco è cambiato, vale a dire :
- I laboratori dell’EGL, responsabili
tra l’altro dell’introduzione di questo grado di purezza, continuano
imperterriti ad usarlo, nelle loro certificazioni;
- I laboratori del GIA, dell’IGI (International
Gemmological Institute) e dell’HRD imperterriti, nelle loro, continuano a non
usarlo.
Ognuno accampa
le proprie ragioni, pro o contro.
Dicono i primi,
a sostegno :
“ Allorché
venne messo a punto il sistema di classificazione della purezza, negli anni
’50,’60 e ’70 del secolo scorso, non c’era sul mercato quel granché di pietre di grado I ( ovvero Piqué ). La
necessità d’operare ulteriori distinzioni, per quelle tipologie merceologiche,
non era pertanto avvertita, a differenza di quanto accade oggidì. L’innovazione
non fa altro che rispondere ad una precisa richiesta del mercato.Tutto
continuamente cambia, nelle nostre vite, e la produzione ed il marketing del
diamante non fanno eccezioni alla regola.”
Affermano di
contro i secondi , a discapito :
“ Il grado SI3
, così com’è oggi concepito, non è per niente ben definito. Son state date
infatti, sinora, non meno di tre definizioni dello stesso.”
“ Il grado SI3
non delimita casistiche che non siano già comprese dal grado I1 ( Piqué1), né
quantifica una particolare gamma di inclusioni e neppure stabilisce dei nuovi
parametri che non siano già contemplati dagli esistenti sistemi classificatori”
“Il grado SI3,
per quanto anzidetto, non assolve altro che a mere funzioni di marketing”
“ Non v’è pertanto
ragione sufficiente a suffragare cambiamento alcuno nella consolidata e
collaudata metodica sin qui seguita”
Fine della
storia ( per il momento )
LC JCK 05/2002.
Se ne dicono –
è proprio il caso – di tutti i colori su questa povera fluorescenza. Spigolando
di qua e di là, aggiungiamo alla già nutrita collezione di fatti ed opinioni i
seguenti ( che alcuni di questi, poi,
confliggano con altri più o meno ben radicati pareri, tant’è ) :
- Un quinto fattore qualitativo , oltre
alle normali 4 C, che gioca
spesso un ruolo importante nella
determinazione del prezzo e nella vendita del diamante, è la fluorescenza
- Per lo più, il ruolo della
fluorescenza è frainteso : negativo per molti – operatori o clienti finali
– è invece da considerarsi elemento positivo
- La fluorescenza fa quasi sempre
sembrare i diamanti migliori d’aspetto, per quanto attiene il
colore,allorché le pietre vengano osservate in condizioni d’illuminazione
– com’è il caso della luce diurna naturale – in cui sia presente la
componente dell’ultravioletto
- Quelle belle pietre russe di così
altrettanto bel colore che negli ultimi vent’anni riscossero tanto
successo pubblicitario, il loro successo lo debbono in realtà alla
presenza d’ un tenore di
fluorescenza azzurra,- d’intensità da media a forte – più elevato di
quello di pietre d’altra provenienza; e questa è una delle ragioni del
loro miglior aspetto
- In pietre fortemente fluorescenti, la classificazione del
colore potrebbe risultare d’un grado più elevata, se la fonte
d’illuminazione dovesse contenere più d’un 6% di raggi ultravioletti: è il
caso, talvolta, della luce diurna naturale, e di certe lampade a luce
fredda ed a bulbo in teoria non-fluorescente
- Anche se il bulbo della lampada dovesse
presentare un minimo di fluorescenza, l’accuratezza della classificazione
verrà egualmente assicurata mantenendo costanti, uniformi e standardizzate
le condizioni d’illuminazione
- La maggior parte degli analisti, dei
professionisti e degli esperti del settore, ma anche dei non esperti,
percepisce,nei diamanti con forte fluorescenza azzurra, un colore migliore
di quel che non sia nella realtà
- Da rilevazioni statistiche condotte da
un laboratorio primario ed inerenti la tipologia delle pietre colà sottomesse ad analisi, risulta che il
35% dei diamanti presenta fluorescenza.Di questi, il 62% possiede
fluorescenza da media a molto forte, ed il 97% di questo 62%, nel colore
azzurro.
- Altri colori in cui si manifesta la
fluorescenza : arancione, giallo, verde, bianco e, più raramente, rosso
- I diamanti rosa possono esibire una
fluorescenza d’un vivo arancione
- Se la pietra possiede una tinta di
fondo gialla ed una fluorescenza azzurra, può accadere che in certe
condizioni la pietra appaia bianca di colore, in virtù del fatto che il
giallo e l’azzurro – essendo complementari – possono annullarsi.
- Per
i diamanti di cui sopra, varrà la regola : una luce bianca fredda
ed assolutamente non fluorescente rivelerà il vero colore di fondo;la
lampada UV rivelerà la fluorescenza
- Col termine “blu-white” spesso si
designavano diamanti incolori con forte fluorescenza azzurra, e fino a
tutti gli anni ’70 tale connotazione venne positivamente recepita.
- Fu durante l’ondata speculativa della
seconda metà degli anni settanta, allorché alle pietre d’elevato grado di
colore furono appioppati prezzi premium ben al di là della normale
struttura di mercato, che alle stesse in cui fosse stata presente una
forte fluorescenza vennero applicati dei ribassi. (Continua)
(
Continua )
- Questi ribassi trascinarono al ribasso
– è il caso di dirlo? – tutte le colorazioni, fino alle più basse, in cui
la povera fluorescenza facesse capolino
- L’effetto domino di questa corsa al
ribasso si riverberò sulle piazze estremo-orientali,ove si verificò una
vera e propria crisi di rigetto.Di qui, a boomerang, la crisi ritornò
sulle piazze occidentali. E, se vi dovesse interessare il resto della
storia, ripescate quella copia ( n°
03 del Gennaio 2000 di “Sfaccettature” che “è andata a finire non
so più dove” e “dove Signoreiddiogesùbambin l’ho mai messa?”
LC JCK 05/02
Se è tutto vero
quel che è riportato in un annuncio a pagamento in un periodico del settore a
larga diffusione, c’è da tenere a mente sia il
nome che le date , perché sarà
pappa per la storia (gemmologica) :
- 1953 : a 16 anni, Zvi scopre il modo
di riciclare la polvere di diamante
- 1960: data in cui Zvi ha ideato uno stabile processo d’irraggiamento
capace di trasformare, in un diamante, qualsiasi colore in colore fantasia
- 1965: inventa il trattamento con
foratura a raggio laser
- 1970: mette a punto un processo
elettro-chimico, simil naturale, in grado di “sbucciare” i diamanti grezzi rivestiti
- 1978: progetta il colorimetro, uno
strumento capace di predire il colore d’un diamante grezzo una volta
tagliato, eliminando così il fattore aleatorio dell’imprevedibilità del
risultato finale
- 1982: escogita ed introduce il trattamento della purezza detto
per riempimento e denominato appunto Metodo Yehuda
- 1983: introduce il Metodo Yehuda per
il trattamento con riempiente dello smeraldo
Ammazzaloahò !!
( Il computer mi segna l’interiezione come errata, ovvero non la riconosce, ma
a Roma senz’altro sanno di che si tratta )
LC JCK 05/02
- Il trattamento è permanente
- La maggior parte dei diamanti trattati
sinora pervenuti su piazza eran
compresi tra i 0,50 ct ed i 2,00 carati, sebbene si sian viste anche
pezzature da 10,00 e da 0,02 carati, per quanto si possa presumere che le
ultime non troveranno grande spazio, stanti i costi non assorbibili
- La presenza di “ inclusioni alterate”
e superfici ossidate o “ghiacciate” offriranno all’osservatore degli
indizi, relativamente alla possibilità d’un avvenuto trattamento; l’ultima
parola la potrà comunque fornire solo un laboratorio dotato
dell’appropriata attrezzatura d’analisi
- Le pietre che han subito trattamento
HTHP per il colore, tendono ad avere gradi di colore e di purezza elevati,
in quanto, se già malamente incluse, il processo ne può provocare la
rottura
- Un elemento indiziario può essere
costituito dal tipo d’appartenenza :
-
diamanti bruni del tipo II, col trattamento HPHT tendono a
divenire incolori o quasi incolori
-
alcuni molto rari
diamanti bruni del tipo IIa possono assumere colorazione rosa
-
ancor più rare pietre brune del tipo IIb si trasformeranno in
un bel blu
-
diamanti bruni del tipo I
han la possibilità di mutare il colore in un giallo/giallo verde
- Le pietre in cui più difficile è il
riconoscimento del trattamento sono le D Flawless, in quanto prive di
inclusioni, impurità, difetti
- I diamanti del tipo Iab e IIa che,
assoggettati al trattamento, possono dare colorazioni di grado elevato,
rappresentano solamente il 2% dell’intera produzione mondiale e, di
questi, non tutti posseggono purezza tale da risultare idonei al processo
- I colori fantasia ottenibili col
processo son di più facile conseguimento,in quanto la base di partenza è
una colorazione marrone
- La maggior parte dei diamanti trattati
quasi incolori vien riscontrata nei
tagli fantasia, in quanto il grezzo del tipo IIa spesso si presenta
in natura in forme irregolari
- La tecnologia impiegata per questo
tipo di trattamento del diamante è similare a quella utilizzata per la
produzione del sintetico
- Le sole Case che finora abbiano
associato il proprio nome a quello del trattamento HPHT sono la General Electric e la Lazare Kaplan,
congiuntamente sotto il logo Bellataire, del resto ampiamente
pubblicizzato
- Si sa d’una pietra Bellataire
recentemente venduta per US $ 265.000,00
- Le pietre trattate col metodo HPHT
generalmente vengono vendute a metà prezzo delle corrispondenti non
trattate
- La Bellataire pone su piazza le
proprie pietre trattate e marchiate ad un 35% sotto per le rotonde e ad un
45% sotto il prezzo di mercato, per quelle fantasia
- La De Beers ha messo a punto uno
strumento capace di rilevare la
presenza di diamanti del tipo II trattati col metodo HPHT ; la
complicata procedura d’uso lo rende però più idoneo per l’attrezzato
laboratorio gemmologico che per il negozio o il laboratorio orafo
LC JCK 06/02
Una vera
inondazione. È quello che promette la Gemesis Corp. di Sarasota, Florida, USA,
passando dalle 100 pietre al mese ad
“x” volte tanto.Investendo dai 20 ai 25 milioni di dollari per mettere
in piedi qualcosa come 400 unità
produttive, si pensa di raggiungere gli 80 milioni di dollari annui di
vendita.Le pezzature dovrebbero aggirarsi mediamente sui 0,75-1,50 carati, con
punte fino ai 3,00 carati, ed i prezzi di vendita si dovrebbero situare ad un
50-60% al di sotto del corrispondente naturale. L’identificazione non riserba
particolari sorprese : le solite zonature di colore, il consueto magnetismo, le
abituali inclusioni metalliche e la trita e ritrita reazione agli UV.
LC JCK 03/02
Le avete lette
bene le note precedenti sui corindoni arancio trattati ( in queste colonne e
nel n° 02/2002 della nostra “Newsletter d’informazione” ) ?
Aggiungeteci
pure questo,allora :
D’ora innanzi
tutti i corindoni di color rosa-aranciato oppure arancione-rosato, simil
“padparadscha”, che non dovranno la propria tinta ai prodigi di Madre Natura
bensì a quelli di qualche laboratorio del “Misterioso Oriente”, verranno così
descritti nel certificato a cui si troveranno accoppiati, volenti o nolenti :
“ Specie :
Corindone Naturale”
“Varietà :
Zaffiro (Arancione) Trattato”
“Commenti /
Trattamenti : Indicazioni d’avvenuto trattamento. La colorazione arancione di
questa pietra è confinata allo strato superficiale delle faccette”
All’ultima
affermazione è affidata la parte più pregnante del messaggio che, tradotto in
termini pratici, vuol significare :
- Questo nuovo tipo di colorazione
arancione nettamente si differenzia :
a.
dalle zonature arancioni riscontrabili all’interno di zaffiri che sian stati
assoggettati ai
tradizionali tipi di trattamento termico
b.
dalle zonature dello stesso colore naturalmente presenti in zaffiri non
trattati
- Se una pietra così trattata dovesse un
giorno venir, per qualsivoglia ragione, ritagliata, è
molto probabile che si possano
verificare cambiamenti di colore.
Che il
messaggio ( quasi subliminale ) venga o
meno recepito dall’acquirente,sia esso grossista, dettagliante o privato;
Che il
certificato venga redatto in via precauzionale prima dell’acquisto (accoppiata “volente”) o a cose fatte (accoppiata
“nolente”) con o senza conseguenti dolores de panza ;
Che , come
suggerisce qualcuno, il consumatore finale si meriti forse una qualche
spiegazione in più, oltre che un gentile avvertimento del tipo “ evitare il
ritaglio o la rilucidatura”;
pirandellianamente
così è, se vi pare.
Questo comunque
è quanto han deciso di comune accordo ( ed è già una bella cosa ) l’American
Gem Trade Association’s Gemological Testing Centre, il Gemological Institute of
America’s Gem Trade Laboratory, il Gübelin Gem Lab e l’SSEF Swiss Gemological
Institute.
Dimenticavo :
la direttiva di cui sopra bandisce pure l’uso del termine “padparadscha”, per
pietre di tal fatta.
LC JCK 05/2002.
Già che ci
siamo , pigliatevi anche ste’ chicche :
- Apparve per la prima volta sul mercato
statunitense nel 1987
- È cosa nota , ormai, che quei vividi
colori verde, verde-blu , blu e violetto “elettrici”son stati ottenuti,
per la maggior parte, col trattamento termico, benché si possano
riscontrare pure nel materiale naturale
- Né valore né stabilità della pietra
han subito riflessi negativi , a causa del trattamento
- Occhio comunque alla possibile
presenza di trattamenti con riempiente – resine sintetiche varie –
utilizzate per occludere fratture emergenti in superficie, abbastanza
comuni nei materiali di qualità cosiddetta “commerciale”
- Non sognatevi nemmeno, per pietre al
di sotto dei 2 carati e di qualità
“fine” / ”extra fine”, di sentirvi chiedere meno di 3.500 – 15.000
US $ /carato, ovvero US $ 18.000 / carato per campioni oltre i due carati.
Per la qualità “blu zaffiro”, si sale ancor più.
- Attenzione a non farvi intortare ( per
lo stesso prezzo ) con la cosiddetta “Tormalina Paraíba Nigeriana” o
“Tormalina Indogo” proveniente dalla miniera di Edouku,Oyo, Nigeria, o
peggio con apatite detta “ Apatite Paraíba”
- Nel montarle,o durante lavori di
riparazione, le si protegga, queste pietre, da shock termici o indebite
somministrazioni di calore : certi campioni potrebbero essere
termosensibili
- Come tutte le tormaline,sono
piezoelettriche ed attraggono quindi polvere : pulirle a secco col panno può apportare, alla
lunga, graffiature ed opacizzazioni della superficie; si abbia sempre l’
avvertenza, prima di passarle col panno, di lavarle in acqua e sapone.
LC JCK 06/02
Chi aveva
trovato nel Madagascar il suo piccolo
angolo di paradiso per tante belle pietre di colore, se ne sarà accorto di
certo :
l’aspra contesa
tra il re de’prodi Ratsiraka ed il divo Ravalomanana su chi dei due abbia vinto
le elezioni presidenziali di quest’anno, finita in una mezza guerra civile, ha
pure mandato in tilt gli approvvigionamenti da quella bella isolona in mezzo
all’Oceano Indiano.
Che peccato !
LC JCK 05/02
- Varietà del calcedonio, di colore verde-giallastro medio
- Tra le numerose varietà del
calcedonio, la più pregiata
- Paesi produttori : Australia ( in
particolar modo il distretto di Malborough, nel Queensland ); Russia
(Urali); Zimbabwe;Madagascar; Sud Africa; India; Polonia (storicamente)
- Noto, come materiale ornamentale, sin
dai tempi della Roma imperiale : lo si è rinvenuto, come reperto tombale
di quel periodo, sotto forma di sigillo, cammeo, intaglio, scarabeo
- La qualità più pregiata prevede
uniforme distribuzione del colore, tinta quanto più pura e saturata
possibile di verde giallastro, con preferenza per il meno giallastro e per
il più verde tendente a quello
della giada , nonché semi-trasparenza
- Trattamenti : con colorante. In tal
caso si tratta di calcedonio traslucido grigio o quasi bianco
- Identificazione del trattamento: con filtro
Chelsea o spettroscopio. I coloranti devono il loro verde al cromo, mentre
il crisoprasio deve il suo al nickel
- Imitazioni: vetro de-vetrificato
ovvero parzialmente cristallizzato
- Termo-sensibile : schiarisce se
esposto a temperature superiori ai 71 °C circa
LC JCK 08/02
Se
ne sentiva proprio la mancanza:
- Distribuito dalla ditta Sunning
Holdings Ltd di Hong Kong
- Immesso sul mercato come prodotto di
laboratorio ( si spera )
- Generato con processo similare a quello
messo a punto dalla francese Pierre Gilson,ma modificato in modo da
ridurre il contenuto in acqua
- La minor percentuale d’acqua riduce,
rispetto ad altri sintetici, la possibilità di fratturazione
- Graziosamente, però, non ci è dato di
sapere il nome del produttore
Più
che altro un avvertimento per gli amanti dell’opale : se vi recate ad Hong
Kong, sappiate almeno che c’è in giro il nuovo baby, ecco.
LC JNA 11/02
Già chiamarle
perle, per alcuni è troppo.Stiamo sempre parlando della concrezione prodotta
dal gasteropode Strombus Gigas del Mar dei Caraibi, con composizione
calcio-carbonatica mista a conchiolina simile a quella delle perle del genere
Pinctada, ma con struttura colonnare e derivante tipica tessitura a fiamme di
colore rosa, arancio, giallo porpora o bruno, n = 1,658, δ = 2,80-2,85.
Perle o non
perle, comunque, mica si scherza coi prezzi : dalle centinaia alle decine di
migliaia di dollari al pezzo, per queste concrezioni.
Sarà forse per
questo che, come api sul miele, dall’Honduras arrivano ora le contraffazioni.
Individuarle?
Facile : assieme ad una tessitura a fiamme, peculiare della “vera” “perla
rosa”, riscontrerete pure la disposizione concentrica ad anello degli strati
d’accrescimento della conchiglia dalla quale la falsa “perla rosa” è stata
tratta, con una vera e propria operazione di taglio e lucidatura. Cosa, questa,
ben diversa dalla “vera” “perla”, che, nella conchiglia,s’è accresciuta.
LC JCK 05/02
- La produzione ha luogo e si concentra
quasi tutta nella Cina meridionale
: 60% nella penisola di Leizhou, 40% nella zona costiera della Provincia di Guangxi.
- La produzione del 2002 s’aggira sulle
20 tonnellate
- Di queste, il 50-70% , ovvero dalle 10
alle 14 tonnellate, sono di qualità da gemma
- Il tasso di mortalità delle ostriche nucleate, che normalmente si
quantifica in un 30%, nel 2002 ha raggiunto il 50-70%
- La consistente moria è stata
variamente attribuita a : inquinamento marino, indebolimento della specie,
inserimento di nuclei troppo grandi, piogge eccessive
- Le dimensioni in cui finora si
riscontrano : dai 3 agli 8,5 mm
- Lo spessore del nacre, mediamente :
0,3-0,4 mm
- Le qualità per un filo da 6,5-7,00 mm
:
-
Un 5% della produzione ad oltre 150 dollari /filo all’ingrosso
( Top Quality )
-
Un 15% della
produzione compresa tra i 100 ed i 150 dollari /filo all’ingrosso
-
( High Quality)
-
Un 45% della produzione situata tra i 30 ed i 99 dollari/filo
( Medium Quality )
-
Il restante 35% a meno di 30 dollari /filo ( Low Quality )
- La produzione ebbe inizio nel 1958 a
Beihai, nella Provincia di Guangxi
- La produzione, dal 1993 al 2002, è
passata dalle 7-8 tonnellate alle 10-14 tonnellate, raggiungendo un picco
massimo di 20-25 tonnellate nel 1997.
- Il prezzo medio è passato dai 2.300
dollari / Kg del 1993 ai 900 dollari / Kg del 2002.
- Le dimensioni : partendo dai 5,0-5,5
mm del 1992-1993, si raggiunsero i 6,0 mm nel 1994, i 6,0-6,5 mm nel 1995,
i 7,0 mm nel 1997, i 7,5 mm nel 2001 (Continua)
(
continua dalla precedente )
- Il mollusco coinvolto nella
coltivazione è del genere Pinctada imbricata
- Per produrre perle da
3 a 5 mm di diametro vengono utilizzate ostriche di un anno da 6cm
- Per produrre perle oltre i 5 mm,
s’impiegano ostriche dai due ai tre anni d’età aventi 7-8 cm d’ampiezza
- La nucleazione avviene durante tutto
l’anno, principalmente però da marzo a luglio
- Vengono innestati normalmente due
nuclei per ostrica
- Per nuclei da 5-6 mm si scelgono, per
l’innesto, ostriche da 30grammi;nuclei da 6,0-6,5 abbisognano di molluschi
da 40g, mentre in ostriche da 45g s’inseriscono nuclei da 6,0-7,0 mm
- Alla fase post-operatoria fa seguito
un mese circa di “convalescenza”
- In questo lasso di tempo, un 30% circa
delle ostriche nucleate non sopravvive all’operazione e perisce
- Trascorsi tre mesi dalla nucleazione,
le ostriche vengono passate ai raggi X per controllarne la ritenzione del
nucleo
- I gabbioni di coltura ospitano 60
ostriche e vengono sospesi a 1,5-2,0 metri di profondità
- La temperatura ottimale delle acque
lagunari varia da un massimo
estivo di 28 °C ad un minimo invernale di 12 °C
- Un mese prima del raccolto finale, le
ostriche vengono riposizionate a 4 metri di profondità ove l’acqua più
fredda provoca un rallentamento della secrezione di nacre con conseguente
miglioramento della sua qualità
- Il periodo di coltivazione varia dai
10 ai 12 mesi
- La raccolta avviene tra novembre e
febbraio
LC JNA 09/02
Riceviamo, da
Stefano Iommi di Corridonia (Macerata),
la nota seguente, datata 20 Novembre 2002., che invita ad un aperto dibattito:
“ Approfitto
della vostra disponibilità per lanciare un sasso nello stagno, relativamente al
tanto citato taglio “Amsterdam”, prendendo lo spunto da una recente puntata della trasmissione “ Mi manda Raitre”in cui s’è
fatto ampio riferimento a questo termine, agli annessi ed ai connessi.
Annessi e
connessi che mi toccano da vicino, visto che nei giorni seguenti alla messa in
onda della trasmissione ho avuto a che
fare con diversi clienti che, avendone visto lo svolgimento, hanno tratto
convinzioni non del tutto corrispondenti alla realtà.
Il tredici
novembre scorso vennero chiamati a confrontarsi pubblicamente,via etere, il
responsabile di una televendita piemontese ed alcuni suoi clienti a vario
titolo imbufaliti, nonché –come terza parte – un collega, perito del tribunale
e gemmologo noto sulla piazza di Roma.
Ebbene, nel
corso del dibattito che ho avuto modo di seguire in diretta, ho rilevato, da
parte del perito, dei riferimenti a pietre di “taglio Amsterdam” contrapposte a
pietre con taglio di proporzioni “good”, e a prezzi per diamanti rosa
contrapposti a quelli di diamanti “brown”, nonché di stime di € 55 contro
prezzi di € 250 o 270.
Personalmente
ritengo che l’atmosfera in cui si è svolta la disputa , sotto l’occhio vigile
delle telecamere e con i minuti a disposizione aspramente contesi, non abbia
reso pienamente onore all’argomento, lasciando ancora in sospeso temi
fondamentali. Prova ne siano i quesiti che nei giorni ‘del poi’ mi son stati posti dai diversi clienti di
cui sopra.
A mio parere si
sarebbe dovuto precisare che :
- nei diamanti vengono rilevate – da
personale esperto e qualificato – alcune caratteristiche fondamentali con
le quali si riescono a classificare le diverse gemme, così da attribuire
ad ognuna dei precisi parametri tramite i quali , facendo riferimento alle
quotazioni delle diverse borse diamanti, si assegna il valore monetario
- la bontà del taglio, ad esempio, fa
riferimento a proporzioni ben precise, sì da ottenere un’elevata
brillantezza ed un’ altrettanto elevata dispersione ( o fuoco ) come
risultato del cammino ottico della luce all’interno della pietra
- le proporzioni di taglio a volte sono
tali da andare a discapito della resa finale in termini di peso e quindi
delle dimensioni della pietra ( un buon taglio presuppone molto scarto di
materiale grezzo )
- esistono pertanto diamanti dal taglio a brillante con proporzioni : molto
buone, buone, medie e scarse
- il taglio “Amsterdam” decantato in
trasmissione in realtà non è definito da nessun parametro o insieme di
parametri proporzionali o
dimensionali
- il taglio “Amsterdam” è solo un
sinonimo che un gemmologo non può usare
- è quindi sbagliato disquisire sulla
differenza tra un taglio “Amsterdam” – che non fa riferimento a valori
proporzionali ben precisi – ed un grado di classificazione del taglio
enunciato come “good” (buono) del
quale sono invece noti e ben definiti gli esatti parametri classificatori
- è sbagliato altresì paragonare dei
diamanti rosa - minerali rarissimi
e d’estrema preziosità che vengono classificati tali solo se
caratteristiche di colore, saturazione e tono rientrano entro determinati
parametri – con diamanti marroni o gialli del peso di cinque centesimi di
carato appena
- attribuendo alle pietre di cui sopra
prezzi di 50 0 250 euro,con simili comparazioni, equivale pertanto
paragonare una tenda canadese ad un appartamento od un mattone ad un
palazzo
- i diamanti rosa sono simbolo di rarità
e preziosità ma le grandezze o carature sono ben altre; non ci si può far
forti delle parola “diamanti rosa” e poi proporre dei diamanti marroni da
cinque centesimi di carato
La trasmissione
mira a tutelare i consumatori ma in questo caso ha creato un po’ di confusione,
che purtroppo già regna e danneggia gli onesti commercianti e il settore dei
preziosi che interessa un’attività produttiva di non secondaria importanza
nell’economia nazionale.
Attività che in
realtà è regolata da norme precise ( UNI 9758) che stabiliscono criteri
modalità e strumentazione da adottare nel classificare le gemme; norme che
stabiliscono in modo tassativo
d’indicare nella classificazione : il tipo di minerale, la purezza, il colore,
il tipo di taglio, le proporzioni di taglio, la finitura, il peso, la
fluorescenza, in quanto ognuno di questi fattori – se escluso – può
condizionare fortemente il risultato finale e quindi il prezzo.
Per spiegare le
differenze del taglio a brillante , con i diversi valori ad angoli e
disposizione delle faccette, ad un cliente che desiderava solo pietre di taglio
“Amsterdam” ( come sentito in televisione), son dovuto partire dal 1919,
allorché Tolkowsky, tenendo conto delle leggi dell’ottica, in maniera
matematica stabilì i giusti parametri proporzionali per il taglio a brillante
rotondo ottimale.
I maggiori
istituti gemmologici riconoscono, nella classificazione delle proporzioni, una
graduatoria ed ogni grado è definito da ben precisi riferimenti ; ed è in base
a tale graduatoria che si possono riscontrare, nel valore, differenze anche del
20% ed oltre, a parità di altre condizioni.
Questo è quello
che mi risulta dagli studi compiuti in
campo gemmologico, e questo è quello che , a mio avviso, ogni commerciante dovrebbe
far presente allorché trascinato in discussioni su temi come quelli più sopra
esposti.
A tal proposito
, ho già esposto queste mie precisazioni alla trasmissione “Mi manda Raitre” in
quanto è mia convinzione che rientri
nel mio interesse personale e- voglio sperare – anche in quello degli altri
colleghi, chiarire e dissipare qualsiasi timore che i futuri acquirenti di
preziosi potessero nutrire nei confronti del settore : al cliente dovrebbe
esser data la certezza di non incappare nell’incauto acquisto.
Cordialmente,
Stefano Iommi
Gemmologo,
Socio IGI Antwerp Club, Perito CCIAA Macerata n° 481, Perito al Tribunale di
Macerta, Titolare del Laboratorio orafo e gemmologico e di taglio delle pietre
preziose Il Forziere, via Matteotti 8, 62014 Corridonia ( Macerata)
Riprendiamo
pari pari , certi di far cosa gradita ai nostri lettori, un trafiletto apparso
su “Il Giornale” del 30 Settembre scorso ed intitolato “ L’ ‘inferno’ di zolfo
si riaccende: museo nella miniera” a
firma di Gianni Chianetta.